Violenza e stupro: tutta questione di stereotipi?

Violenza e stupro: tutta questione di stereotipi?

Di Grazia Scano

Tempo di lettura: 4 min

Da poco ho visto una mini-serie tv: Unbelievable. Parla di stupro.

Il primo episodio inizia con la denuncia della ragazza alla polizia. L’attrice ha avuto un’interpretazione unica. Mentre era lì seduta sul divano a fare la sua dichiarazione al poliziotto, mi sono completamente immedesimata in lei. Ho provato le sue stesse emozioni. La sua stessa rabbia, la sua vergogna, la sua paura. Aveva il terrore negli occhi. E nonostante tutto, buttava giù una forza indescrivibile. Parlò appena dopo l’accaduto, nel frattempo nella sua testa i flashback. Il poliziotto continuava le sue domande, ancora, e ancora domande.

Per tutta la durata della serie la vittima é stata messa in discussione. Prima lei come persona. Le sue abitudini, il suo carattere, la sua esuberanza; poi la versione dei fatti da lei raccontata. Il suo racconto non era preciso, era confuso.

Mi ha fatto riflettere. È stato facile proiettare tutta la vicenda sulla nostra società, a quel che ancora succede a molte vittime di stupro. Io le chiamo le sopravvissute. Perché le hanno ammazzate dentro, e nonostante questo si muniscono di tutta la forza possibile e combattendo con i loro mostri vanno avanti, o almeno ci provano.

Sono state private di tutto. Hanno una guerra interiore. Non riconoscono il proprio corpo, a volte addirittura lo disgustano. Sono state violate nella mente e nel fisico. E come se non bastasse devono combattere un’altra battaglia: riuscire a farsi credere.

Le viene urlato di denunciare, ma poi le querele rimangono nel più assordante silenzio.

C’è sempre qualcosa che fa più rumore ad esempio quanto fosse corta la sua gonna o quanto alcool avesse nel corpo, le sue abitudini, le sue amicizie. Ha dissentito? Ha posto resistenza?

É la vittima che viene analizzata. Il carnefice magari ha potuto fraintendere le sue intenzioni. Bastava dire di no, bastava opporsi. Poi se é stata immobilizzata , o se si sia sentita imprigionata nel suo stesso corpo, non ha importanza. Non ha detto no, quindi non é stupro!

In molti processi, l’unica processata é la vittima.

La concezione che si ha oggi della donna é ancora da definire. Viviamo a tratti in un mondo totalmente patriarcale, in cui la figura della donna non é altro che quella di un oggetto. Per molti le donne non dovrebbero essere altro che bambole gonfiabili, devono stare in silenzio e soddisfare ogni loro capriccio e desiderio.

Telegram é in assoluto il social che rispecchia di più gli uomini marci che calpestano il nostro pianeta. Vengono vomitate le loro più macabre perversioni sessuali. Si scambiano foto di ex fidanzate, di minorenni, addirittura dei propri figli e figlie. I commenti presenti in quell’app fanno rabbrividire. Non esiste alcuna etica o morale. Tutto é concesso.

Aggiungerei: per fortuna non tutti gli uomini sono così!

Una donna ha ancora paura a camminare per strada, specialmente se per una strada buia o poco trafficata, magari da sola o persino con un’amica perché puntualmente si sente intimidire da uno scemo qualunque, ovviamente questo quando le va bene.

La società ci impone una figura della donna totalmente inesistente. Insomma la donna dev’essere bella, magra ma con un bel seno, ma anche abbastanza alta, non troppo ma neanche poco, ma sportiva, ma anche elegante, simpatica, intelligente, non troppo intraprendente.

La donna dev’essere madre. Non può non avere un istinto materno o basare tutto sulla sua carriera professionale. Impossibile!

Ha poca importanza in realtà che tu possa essere o meno fertile, che non possa adottare. La donna serve per procreare. Non é altro che questo una macchina sforna bambini.

Quindi dimentichiamoci del diritto all’aborto. Non sia mai che una donna voglia affidarsi a questa sua consapevole e ponderata scelta. In fondo non riguarda lei stessa.

Insomma, la donna ha ancora molto per cui lottare: la disparità salariale ad esempio, é un tema di cui tanto si parla. Infatti, se ne parla e basta.

Quando una donna riesce ad arrivare a certe posizioni, possa essere in politica ma in qualsiasi settore lavorativo, lei l’ha sicuramente data a qualcuno di troppo. La sua professionalità viene costantemente messa in discussione, spesso dalle donne stesse. Le donne non sono particolarmente solidali fra loro.

Se una donna decide di intraprendere una carriera da pornodiva non le verranno mai poste le stesse domande come al nostro amato Rocco. Lei verrà messa in discussione e per altri versi verrà anche disprezzata.

Poi non parliamo del famoso ciclo. Una donna arrabbiata non é altro che un’isterica mestruata.

Il ciclo ci dura intorno a 365 giorni l’anno praticamente.

Da non dimenticare però che anche l’uomo combatte una battaglia contro gli stupidi stereotipi imposti dalla società; infatti l’uomo non può piangere, o amare il rosa, lo smalto, odiare il calcio o la boxe. Niente che possa mettere alla prova la sua virilità.

Un padre non deve aver diritto al congedo di paternità, perché é la madre che partorisce, ed é sempre a lei che spettano tutte le decisioni. La maggior parte delle volte in cui si finisce in tribunale per la custodia dei figli, la madre ha la meglio anche se questa non necessariamente sia un buon genitore.

Inoltre ci sono molti stupri e abusi da parte di donne nei confronti dell’uomo. Ma non esistono denunce in merito, il più delle volte l’uomo ha vergogna di denunciare la propria carnefice perché sarebbe oggetto di derisione. E automaticamente, se ne parla e se ne conosce poco.

Uomo e donna hanno ovviamente delle differenze, ma queste dovrebbero essere valorizzate. Così come tutti i cliché e gli stereotipi dovrebbero essere messi da parte.

Riusciremo mai a vivere in un mondo in cui il proprio sesso non identifichi la persona in sé?

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“Violenza e stupro: tutta questione di stereotipi?”, non è l’unico articolo di Grazia Scano; puoi leggere anche: https://flavorchris.wordpress.com/2020/06/25/essere-donna-fa-paura/

Oppure via su: https://www.inbilnostroblog.com/

Foto di Oleg Magni

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