Essere donna fa paura

Essere donna fa paura

Di Grazia Scano

Tempo di lettura: 4 min

Apro gli occhi a malapena, sembrano incollati.

Oggi sono proprio stanca, non mi va di andare a lavoro, rimarrei volentieri qui a dormire un altro po’..

Invece devo sbrigarmi o arriverò tardi.

Mi alzo, faccio una doccia veloce, una sistematina ai capelli.

Bene, denti lavati ora manca solo un po’ di phard per camuffare tutte queste occhiaie.

Aaah meno male domani sono di riposo, é stata una settimana davvero stressante.

Esco di casa, passo svelto, cuffie nelle orecchie e mi perdo tra i miei mille pensieri.

Oggi devo andare a fare spesa, madonna é tardissimo.

Sono le 5 del mattino, non c’é nessuno per strada, solo qualche superstite del fine settimana. Bene, il tram é in ritardo. Non posso fare ritardo oggi, troppe prenotazioni.

Ecco, finalmente in viaggio. Esco dalla stazione.

Testa bassa, sempre con la musica nelle orecchie.

Sono come in stand by, assorta dai miei pensieri.

Non faccio caso a chi ho intorno, oggi é domenica,

e la domenica mattina qui al centro é sempre un po’ complicata.

Tante persone, molte delle quali ancora ubriache dalla notte prima.

Cerco di non attirare l’attenzione, continuo a camminare veloce.

Un gruppo di ragazzi si dirige verso di me. Il cuore inizia a battermi forte, ho un po’ di ansia. Magari hanno bisogno semplicemente di un’indicazione o di un accendino..

Invece no, si bloccano davanti a me.

Mi parlano, non capisco. Ho le cuffie non li sento e in realtà non ho proprio voglia di sentirli, devo andare a lavoro, non posso fare tardi.

Ma un ragazzo biondo con aria strafottente mi toglie le cuffie dalle orecchie, un altro mi si piazza davanti. Un altro sghignazza qualcosa.

<<Mi potete lasciare in pace? Devo andare a lavoro.>>

Gli dico, con un filo di voce tanto fino che quasi impercettibile.

<<No, tu oggi non lavori. Tu oggi stai con noi. >>

Risponde il ragazzetto biondo, ha uno strano sorriso in faccia, mi mette paura.

Ma non posso cedere. << Devo andare, lasciatemi passare>>.

La mia voce é sempre più tremante, non devo fargli capire che ho paura.

Ridono, singhiozzano e bisbigliano qualcosa di talmente incomprensibile quanto terrorizzante. Cerco di sbloccarmi da quella barriera che hanno creato intorno a me.

Ma é una muraglia cinese, impossibile sorpassarla.

Tolgo fuori la voce grossa. Cerco di guardali con un’aria di sfida, anche se in realtà i miei occhi rivelano tutta la mia inquietudine.

<<Te l’abbiamo detto, oggi tu rimani con noi>>

Mi guardo intorno, cerco qualcuno, qualche passante. Ma niente.

La stazione in pieno centro alle 6 del mattino é completamente vuota.

Provo un’altra volta a chiedergli gentilmente di farmi passare.

<< Se non mi fate passare, mi sento obbligata ad urlare e chiamare la polizia.

Non é uno scherzo, lasciatemi stare. >>

Loro, é come se non mi ascoltassero. É come se la mia voce non stesse mandando alcun suono. Continuano a ridere, iniziano a deridermi.

Vogliono farmi paura, vogliono che io abbia paura.

Uno ad uno, si avvicinano sempre di più, uno ha messo il suo muso davanti al mio e urlava <<BU BU BU>>, gli altri ridevano.

Io sto iniziando ad innervosirmi. Non ho tempo per loro e tanto meno voglia.

Inizio ad alzare il tono di voce, ripeto che voglio essere lasciata stare, che non fanno ridere. E che quello che stanno facendo é stupido.

Loro non mi danno importanza. Non so cosa vogliono da me.

Rimangono lì fermi a guardarmi e ridere. Continuano a bisbigliare qualcosa.

Mi sento esplodere. Voglio solo andare a lavoro. Cerco di farmi spazio, ma mi placcano. Allora inizio ad urlare. Ad urlargli di tutto. Sono in 4 e io sono sola. Sola completamente.

Non so davvero cosa possa succedere, non ho neanche il tempo di pensare, non ho la capacità di pensare. I miei gridi si fanno sempre più alti, sono per di più gridi di speranza. Spero che qualcuno possa sentirmi e liberarmi da questa prigione che hanno creato attorno a me.

Ma ancora niente, non capisco. Qual é il loro scopo? Mettermi paura? Oppure hanno intenzione di.. non voglio neanche pensarci. Il solo pensiero mi devasta, mi sta venendo da piangere. Devo resistere. Sono passati 10 lunghi minuti. Mi sembra un’eternità.

Finalmente, passa un gruppo di ragazzi, grido sempre più forte, certo di attirare la loro attenzione.

L’ho attirata. Si avvicinano verso di me, e io sono riuscita a scavalcare quel muro torbido. Mentre vado via li guardo. Ho i loro volti ancora impressi. Riesco solo a chiedergli: <<Perché?>>.

Arrivo a lavoro ancora visibilmente scossa. Piango, finalmente posso cedere. Posso sfogarmi, e odiarli.

Se non fossero arrivati quei ragazzi in mio soccorso, cosa mi sarebbe successo? Questa domanda mi devasta. Mi deteriora dentro.

Non sono ancora riuscita a scacciare quella paura. Quel dubbio mi logora il cervello.

Non sono libera di poter uscire di casa senza che qualcuno non si senta in diritto di invadere la mia persona. Non esiste volta in cui non mi sia sentita violata. Ci sono ragazzi che mi hanno seguito, fin quanto non ho corso così veloce da perdermi. Altri invece, che hanno fatto complimenti non richiesti quanto volgari. Chi invece si é fermato al fischio, o al bisbiglio. Alcuni me li sento ancora addosso.

Perché essere donna fa ancora così paura? Non siamo libere. Crediamo di esserlo. Ma che sia giorno o notte, viviamo nella paura di trovare l’ennesimo frustrato che ci perseguita, che ci importuna, che ci violenta. Perché é questo che violano, la nostra anima. E non dev’essere sempre solo fisica una violenza..

Quando cambierà questo?

#Donna #Violenza #Paura

Altri articoli di Grazia Scano su: https://flavorchris.wordpress.com/2020/06/11/il-razzismo-in-italia/

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Essere donna fa paura; Foto di Elle Hughes

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