Dietro le quinte di Novecento di Alessandro Baricco

Dietro le quinte di Novecento di Alessandro Baricco

3 marzo 2020

di Flavor chris

Non sempre sono chiare le ragioni che spingono una persona comune a compiere un’audace impresa. Se la vita fosse priva di difficoltà e non offrisse le occasioni per affrontare coraggiosamente i rischi del caso, forse, la vita stessa cesserebbe ancora prima di iniziare. Chi potrebbe affermare di condurre una vita felice e realizzata senza aver lottato per i propri sogni? Quale viandante può affermare di essere tale senza aver mai messo piede fuori da casa? A questo proposito volevo raccontare come ho realizzato la prima messa in scena del monologo teatrale “Novecento” di Alessandro Baricco.

Era il “lontano” 2015 quando lessi per la prima volta il monologo. Mi trovavo a Saronno ed avevo deciso di preparare il testo per l’esame di ammissione presso l’Accademia di Arte Drammatica Paolo Grassi. Essendo che si trattava di un esame di ammissione per il corso danzatori, alla fin fine il monologo non me lo chiesero mai.

Accadde così che in me dimorava un desiderio inespresso di recitare a gran voce quel monologo, tuttavia, le circostanze mi avevano portato da tutt’altra parte, lontano dal teatro.

La danza, difatti, fu la mia compagna fedele. Io e lei, ovunque, ad ogni ora, sussurrandoci a vicenda tutto quello che non si può esprimere a parole. E fu così per parecchio tempo!

Nell’estate del 2015 partii per Parigi, dove frequentai l’International Ecole Jacque Lecoq; dopodiché, dopo una lunga gavetta per le strade di Parigi come artista “fai-da-te”, girai un bel po’, fino a ché non mi ritrovai in quel di Napoli.

Fu proprio a Napoli che iniziai a suonare il pianoforte da autodidatta. Proprio nell’ostello in cui lavoravo ce n’era uno e tra un lavoretto e l’altro mi sedevo al piano e “strimpellavo” un po’; nel frattempo ebbi il modo di approfondire lo studio delle claquettes e riuscii a fare diverse collaborazioni artistiche.

Tutto quel bagaglio di esperienze furono a dir poco formative (e ci vorrebbe un libro solo per raccontare tutte le vicende che si sono alternate nel corso degli anni), tuttavia sentivo che mancava un “qualcosa”.

Vorrei soffermarmi proprio su quel “qualcosa” poiché, con molta probabilità, è la ragione per cui sono finito a realizzare Novecento in un piccolo teatro a conduzione familiare, nel centro di Napoli. Per definizione quel “qualcosa” era una vera propria carenza affettiva, un’impossibilità di comunicare al mondo il mio stato d’animo, un tentativo goffo di riuscire ad affermare me stesso nel mondo, o meglio per riuscire ad entrare in armonia con l’ambiente circostante. E così, proprio come molti artisti degni di nota (quale io non sono), vissi a lungo con un incomprensibile dramma esistenziale.

Il mio rimuginare andò avanti per un bel po’, fino a che un bel giorno non riuscii a mettere in scena il mio primo spettacolo, “Double Trouble”, assieme a Roberta di Maio e Margherita Romeo.

Per quanto possa essere stancante e talvolta snervante, un progetto teatrale, se sei amante del teatro, è sempre un’esperienza unica ricca di soddisfazioni. Da non sottovalutare però l’importanza dell’obiettivo comune; difatti, ogni singolo partecipante, dal regista, allo scenografo e persino il pubblico, devono andare verso un unico obiettivo: il gioco teatrale. Ma per svolgere una buona attività è necessario ascoltare le varie esigenze e capire quali sono i limiti imposti dal terreno in cui si gioca. Un ragionamento forse un po’ contorto, fatto sta che ci vuole un forte senso di responsabilità che io non volevo assumermi. Perché questo è il punto: quando si è testardi si evita talvolta il confronto e si cerca ad ogni modo di rimanere ancorati ai vecchi sistemi, piuttosto che aprirsi al nuovo.

Accadde così, che per salvarmi (ma anche per sondare l’abisso delle mie capacità ed incapacità), dopo aver trovato il teatro, decisi di andare in scena da solo, finalmente con il maledetto monologo di “Novecento”, poiché il testo tratta di tematiche a me care come la “paura di amare” o “la restitenza a mettere radici sulla terra”.

Piccola parentesi: avevo ben due copie del testo, entrambe lasciate a Parigi, a casa di un’amica; ne ho comprata un’altra copia, con su le annotazioni del regista, note sulla dizione, numeri di telefono ecc… bè… perso per sempre e mai più ritrovato! Insomma, Baricco dovrà ringraziarmi poiché le ultime 1367 copie vendute le acquistate io. Comunque….

Nell’ottobre 2019 lo Stato italiano rifiuta la mia domanda cittadinanza, il 31 dicembre 2019 mamma è stata licenziata da lavoro, inizio del 2020 mi trasferisco e mentre studio il monologo sono alle prese con il trasloco, fine gennaio 2020 scoppia il caso Coronavirus, il regista avrebbe dovuto (forse) seguirmi e mi ha dato giusto due indicazioni, la persona che avrebbe dovuto finanziarmi … forse si é dimenticata! Insomma, un disastro vero e proprio, contando che mi sono preso io carico delle spese dei diritti d’autore e tutto il resto. But show Must Go On. E così inizio a ballare per strada per coprire tutte le spese.

La Siae mi rilascia finalmente il permesso a procedere, la pago in anticipo; un caro amico (quello del finanziamento) mi fa la grafica del sito, faccio volantini, organizzo il tutto ma… non sono da meno le difficoltà!

Da Roma ricevo una mail per fare dei provini per una serie tv importante. Come ci si può tirare indietro? Accetto.

In una settimana studio il copione per il provino, tiro su i soldi per andare a Roma, contatto A., un caro amico napoletano, conosciuto a Rimini, che si trovava a Roma per partire per il Portogallo, gli spiego la situazione e sono ospite da lui! Perfetto!

Parto, faccio il provino, mi godo Roma, faccio un po’ di cappello perché è chiaro, devo tirare su più soldi possibili. Torno, riprendo in mano il monologo, passo gli ultimi due giorni senza mangiare perché, dopo aver pagato la Siae, sono rimasto senza soldi. Due giorni a stomaco vuoto.

Arriva il giorno dello spettacolo.

Mi sveglio, vado a recuperare i costumi di scena da A.M., che abita dall’altra parte della città, li lascio a casa di L., che sta al centro, torno a casa perché ho dimenticato la chiavetta con la musica, vado a via Chiaia, faccio cappello perché ho promesso alle persone che venivano (fotografa, video ecc) che avrei offerto la cena); tiro su i soldi, vado da L., grigio in volto (nella mia testa ho già l’immagine di me sul palco che mi scordo le battute), prendo tutti i miei accessori e vado in teatro. A quel punto prove, prove e ancora prove.

Ma i miracoli esistono, poiché dalla Liguria, poco prima dello spettacolo arriva A.A., che si vede le prove generali e , essendo lei un’aiuto regia, mi da informazioni tecniche su come procedere.

Arriva la gente ma non abbastanza perché in effetti per essere uno spettacolo sembra più una serata tra amici. C’è da dire che però è stato proprio quello che mi ha fatto più piacere, vedere quelle poche persone lì, a mangiare e chiacchierare prima dell’inizio dello spettacolo.

Accadde così che dissi ad A.A.: “Iniziamo”, consapevole che ormai la serata era stata un po’ un flop sul versante dell’audience.

La serata si concluse con U., il gestore del teatro che mi disse: “Mi dispiace per t, ci devi 100 euro” (per non contare la fotografa, il videomaker ecc); insomma un vero fiasco.

Così, per rispondere alla domanda “cosa spinge un comune mortale a compiere un impresa audace”, posso rispondere “non lo so”. Quel che so però è che ne sono uscito diverso, con una diversa prospettiva sulle problematiche. Molto spesso, durante il provino e durante lo spettacolo, mi sono chiesto “che diavolo sto facendo?”, “perché non la faccio finita con questa stronzata dell’arte?”; a volte addirittura mi è capitato di voler piangere.

Ma sono stati proprio qui momenti che mi hanno connesso con l’ambiente, che mi hanno obbligato a rimanere in un luogo in cui non volevo stare, costringendomi a fare focus sul Problema ed a cercare delle Soluzioni . Proprio in quei momenti sono cresciuto davvero, o meglio, mi sono state presentate le occasioni per crescere artisticamente e d umanamente.

Ora si tratta solo di avanzare con coraggio su questo “strano percorso che mai a nessuno ho raccontato se non a voi”.

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Se sei amante del jazz otrebbe interessarti anche: https://vimeo.com/371595343

oppure:https://flavorchris.wordpress.com/2019/11/26/double-trouble-uno-spettacolo-di-varieta-tragicomico/

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